Freud e l'ipnosi


L'ipnosi fu per Freud il primo strumento terapeutico.

Egli apprese l'ipnosi dalla scuola francese e la praticò dal 1888 al 1893. Freud trascorse quattro mesi all'ospedale Salpêtrière di Parigi, periodo durante il quale ebbe modo di assistere alle dimostrazioni che Charcot conduceva sulle pazienti isteriche. Durante la sua permanenza a Parigi, egli fu molto impressionato dalle dimostrazioni cliniche di Charcot e dall'evidenza che le paralisi isteriche potevano essere riprodotte da suggestioni ipnotiche.


Tornato a Vienna, si interessò ai lavori del collega Joseph Breuer, il quale usava l’ipnosi per far regredire le pazienti isteriche allo scopo di individuare l’origine dei loro sintomi. L’uso dell’ipnosi da parte di Breuer per trattare l’isteria, rafforzò ulteriormente in Freud l’opinione che l’ipnosi fosse un importante strumento terapeutico.


All'inizio, coerentemente con gli insegnamenti dei suoi maestri francesi, Freud utilizzava l'ipnosi per ottenere la rimozione sintomatologica diretta, ordinando in ipnosi profonda, la pura scomparsa dei sintomi. Ciò avveniva all'interno di una situazione relazionale di tipo autoritario, sfruttando le potenzialità dello stato ipnotico profondo nel modificare aspetti fisiologici e comportamentali. Un tale tipo di intervento d'altronde agiva solo sul sintomo senza prendere in considerazione le cause del problema.


Freud tuttavia scoprì presto che attraverso l’ipnosi era possibile inquadrare il sintomo all’interno della storia del paziente, nella quale assumeva un preciso significato, e permetteva di indagare l’origine del disturbo. A partire da questo, egli sviluppò l'idea che più tardi divenne la base della teoria psicoanalitica. Ipotizzò che la ragione del disagio psicologico poteva essere rintracciata in situazioni traumatiche rimosse del passato, legate alla sfera sessuale. Inoltre considerò l'ipnosi lo strumento attraverso cui era possibile avere accesso alla dimensione inconscia dell’individuo e riportare alla coscienza i traumi rimossi al fine di ottenere una remissione dei sintomi attraverso il processo chiamato catarsi.


Perché Freud abbandona l'ipnosi

Dopo un iniziale entusiasmo, Freud abbandonò l'ipnosi. Ciò fu dovuto al fatto che non tutti i suoi pazienti erano ipnotizzabili e che l'ipnosi era spesso difficile da indurre o da gestire. Inoltre considerava l’ipnosi come una tecnica coercitiva e autoritaria, e decise dunque di rinunciarvi per adottare nuovi metodi terapeutici.

Avendo osservato che l'interpretazione dei sogni e l'ipnosi consentivano entrambi “l’accesso al materiale dimenticato dell’infanzia”, Freud scelse, per le ragioni sopra riportate, di ricorrere alla prima, insieme al metodo delle libere associazioni e all'analisi del transfert.

Da questo momento, la storia dell'ipnosi e quella della psicoanalisi si separarono per compiere un percorso autonomo, pur restando connesse entrambe al concetto d’inconscio.


Le difficoltà che Freud incontrò nell'uso dell'ipnosi quale strumento terapeutico non deve sorprendere perché egli conosceva esclusivamente l’approccio autoritario dell’ipnosi, sia per indurre la trance che per evocarne i fenomeni, una modalità utile solo con una ristretta gamma di soggetti.


La rinascita dell'ipnosi: Milton Erickson

L'abbandono dell'ipnosi da parte di Freud ebbe un'influenza profondamente negativa sulla diffusione della metodica e contribuì in maniera determinante al suo temporaneo declino.


Tuttavia molti continuarono nello studio dell’ipnosi, considerandola ancora il trattamento più efficace nella cura delle nevrosi, e più tardi si scoprì la possibilità di utilizzare un approccio “permissivo” e modalità più indirette.


Fu soprattutto grazie all’opera di Milton Erickson (1901 – 1980) che l’ipnosi acquistò di nuovo valore scientifico e ritornò ad essere il trattamento elettivo per i disturbi psicologici.

L'opera di Erickson partì proprio dai limiti della suggestione (intesa come obbedienza ad un comando) per elaborare un metodo di ipnoterapia che utilizza la singolarità del paziente come la risorsa principale cui far leva per attivare le capacità di autoguarigione.

A Erickson va il merito di aver introdotto un approccio indiretto, in grado di comunicare con l’inconscio senza i limiti posti dalla coscienza e nell’aver usato lo stato ipnotico come tecnica psicoterapeutica strutturata con il suo approccio creativo.





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