Come l'ipnosi agisce nel trattamento del dolore

Aggiornamento: 17 dic 2021


ipnosi e dolore

L'efficacia dell'ipnosi nel controllo del dolore è nota da molto tempo. All'inizio del XIX secolo, molti interventi chirurgici furono eseguiti con l'ipnosi come unico analgesico, in un'epoca in cui non erano disponibili farmaci anestetici. Poi l'ipnosi fu abbandonata in modo pregiudizievole e usata raramente per la gestione del dolore.


All'esperienza clinica mancava il supporto di una ricerca sperimentale, ma negli ultimi anni numerosi quesiti hanno trovato soddisfacente risposta grazie anche ad una considerevole attività di ricerca scientifica.

Oggi l'uso del ipnosi per l'eliminazione del dolore è ampiamente documentata e gli studi sperimentali attraverso tecniche di neuroimaging, mostrano che l'ipnosi può essere efficace nel trattamento di un'ampia varietà di condizioni dolorose.

L'esperienza del dolore è descritta lungo due dimensioni principali: la dimensione sensoriale-discriminativa, che comprende le proprietà spaziali, temporali e di intensità dello stimolo doloroso, e la dimensione affettivo-motivazionale, che si riferisce alla sgradevolezza dello stimolo, e alle reazioni comportamentali e vegetative che esso evoca.

Nella gran parte dei casi, le componenti sensoriali ed affettive del dolore sono altamente correlate e difficilmente distinguibili; quando aumenta l’intensità del dolore in genere si intensifica anche la sensazione di sgradevolezza (Price; Rainville et al.).


Come altre modalità sensitive, il dolore può essere influenzato da fattori psicologici. L'esperienza dolorosa e determinata non solo dalla componente sensoriale ma anche dalla sfera emotiva che può condizionare la percezione del dolore.

Ansia o paura rispetto a un dolore presente o aspettative di un dolore futuro, aumentano la sensazione del dolore.

Inoltre la percezione dell’intensità del dolore varia anche in funzione del significato attribuito ad esso e alle sue implicazioni per la vita della persona. Se il dolore mette a repentaglio l'esistenza e la relazione con il mondo, la sofferenza è generalmente maggiore.


Molti dei meriti sull'analgesia ipnotica vanno riconosciuti ai coniugi Hilgard. Essi hanno osservato che l'effetto analgesico dell'ipnosi non è un effetto placebo ma si tratta invece di un effetto altamente specifico. Inoltre l'ipnosi si è rivelata efficace sia sulla componente sensoriale sia su quella motivazionale. Essi hanno anche evidenziato una correlazione tra livello di ipnotizzabilità ed effetto analgesico. Soggetti altamente ipnotizzabili riportano una riduzione del dolore molto maggiore dei soggetti scarsamente ipnotizzabili.


Le tecniche ipnotiche nella gestione del dolore

Sebbene vi sia una correlazione tra livello di ipnotizzabilità ed effetto analgesico, alcuni studi clinici hanno dimostrato che anche pazienti scarsamente ipnotizzabili sono in grado di imparare a controllare il dolore con l'ipnosi e ottenere risultati significativi attraverso un “addestramento” all'analgesia ipnotica.

L’ipnosi agisce in diversi modi sulla gestione del dolore e spesso la tecnica ipnotica più adatta dipende dal grado di ipnotizzabilità della persona. In genere, soggetti altamente ipnotizzabili rispondono bene a suggestioni dirette di analgesia ipnotica.

Le suggestioni ipnotiche vengono usate anche per modificare la percezione del dolore e "sostituirla" con una sensazione diversa e più tollerabile che non produce sofferenza, come il formicolio o l’indolenzimento. Il dolore può essere anche trasferito da una parte del corpo ad un'altra meno problematica. Queste tecniche sono di solito applicate con soggetti di media suscettibilità, mentre i pazienti con scarsa ipnotizzabilità rispondono meglio a suggestioni sulla distrazione, che suggeriscono alla persona di focalizzare l'attenzione su qualche altra sensazione e implicitamente di ignorare il dolore.

Oltre a creare vari tipi di modificazioni sensoriali, le suggestioni ipnotiche possono evocare una dissociazione dal dolore, per cui Il paziente è in grado di descrivere il dolore ma come se si trovasse ad una certa distanza e senza provare sofferenza.

Inoltre l’ipnosi si è dimostrata molto efficace nella riduzione dell'ansia, nella modifica degli atteggiamenti e delle aspettative, favorendo in questo modo la gestione del dolore (Chaves, et al.).


Neurofisiologia del dolore

Gli stimoli dolorifici attivano specifiche regioni della corteccia cerebrale, in modo particolare la corteccia somatosensoriale primaria (S-I) e secondaria (S-II), responsabili della dimensione sensoriale-discriminativa, l’insula e la corteccia cingolata anteriore che elaborano la dimensione affettivo-motivazionale del dolore.


aree cerebrali coinvolte nella percezione del dolore

La ricchezza dei dati attualmente disponibili in letteratura fornisce una chiara evidenza degli effetti dell'ipnosi sul dolore.

Negli ultimi anni si sono moltiplicate le ricerche che hanno usato tecniche di neuroimmagine, in modo particolare tomografia ad emissione di positroni (PET) e risonanza magnetica funzionale (fMRI), allo scopo di studiare ed indagare i cambiamenti che avvengono a livello cerebrale durante lo stato ipnotico.

I risultati ottenuti offrono prove a favore della posizione teorica secondo cui lo stato ipnotico rappresenta una specifica condizione in cui il soggetto ipnotizzato mostra cambiamenti sia dello stato cognitivo che del funzionamento cerebrale.


Suggestioni ipnotiche e modificazioni cerebrali

La tomografia a emissione di positroni (PET) ha prodotto dati oggettivi riguardanti i correlati neurofisiologici dell'ipnosi. La PET misura l'attività cerebrale sulla base del cambiamento del flusso sanguigno in determinate aree.

Alcuni ricercatori hanno condotto uno studio finalizzato ad indagare attraverso l’uso della PET, le variazioni dell’attività cerebrale in seguito alla percezione dello stimolo doloroso e dopo i cambiamenti indotti da suggestioni ipnotiche che alterano la percezione del dolore.


Le ricerche effettuate con la PET hanno mostrato che durante le suggestioni ipnotiche dirette alla riduzione del dolore, le aree cerebrali della corteccia somatosensoriale primaria e secondaria, mostrano una marcata riduzione dell’attività. Allo stesso modo, queste aree presentano un aumento dell’attività quando le suggestioni ipnotiche sono dirette ad un aumento del dolore. In quest'ultimo caso, i dati ottenuti hanno messo in evidenza che il dolore indotto da uno stimolo doloroso reale e le suggestioni ipnotiche dirette ad aumentare la percezione del dolore, attivano nella stessa misura le aree cerebrali coinvolte nella percezione del dolore (corteccia somatosensoriale primaria e secondaria, insula e corteccia cingolata) (Fig.1).

Gli stessi risultati sono stati ottenuti utilizzando la fRMI.


le modificazioni che avvengono a livello cerebrale in seguito a suggestioni ipnotiche per modulare l'aspetto sensoriale del dolore

Fig.1. Modulazione della dimensione sensoriale del dolore


Inoltre, suggestioni per la diminuzione e l’aumento della dimensione affettiva del dolore, sono accompagnati da una modulazione significativa e specifica dell’attività del ACC (corteccia cingolata anteriore), che aumenta quando c’è una alta percezione della sgradevolezza del dolore (Fig.2).


modulazione dell'aspetto motivazionale-affettivo della sensazione del dolore in seguito a suggestioni ipnotiche

Fig.2. Modulazione della dimensione affettiva del dolore.


Come ipotizzato, le suggestioni ipnotiche riguardanti la dimensione sensoriale-discriminativa del dolore attivano la corteccia somatosensoriale, mentre quelle che agiscono sulla sgradevolezza del dolore attivano l’insula e la corteccia cingolata, in accordo con le teorie menzionate in precedenza.

Infine, l’attività della corteccia somatosensoriale primaria appare altamente modulata da fattori cognitivi. Spostare l’attenzione dallo stimolo doloroso riduce l’attività dell’area S-I come succede durante la suggestione ipnotica, che riduce l’intensità del dolore percepito.